ECGS capofila della “primavera degli azionisti” europea

Posted on 25 giugno 2012

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Nonostante la struttura proprietaria delle società quotate abbia influito fortemente sulle assemblee europee, limitando le percentuali del dissenso, anche nel Vecchio Continente si iniziano a sentire gli effetti di quella che da molti è già stata ribattezzata (forse con un eccesso di ottimismo) la “primavera degli azionisti”.

I partner del network ECGS sono stati tra i capofila del dissenso, ottenendo risultati anche eclatanti. In Svizzera, Ethos (partner di ECGS che rappresenta oltre 100 fondi pensione locali) si è opposto pubblicamente ai bonus eccessivi per il management di UBS, ottenendo la bocciatura dell’aumento di capitale a servizio dei piani di incentivazione. La francese Proxinvest, managing partner di ECGS, ha guidato i dissensi contro i €16 milioni di bonus pagati all’Amministratore Delegato di Publicis Maurice Lévy, che sono sfociati nel 47% di voti contrari all’assemblea. Sempre in Francia, Proxinvest ed il fondo attivista Phitrust, engagement partner di ECGS, hanno duramente contestato l’indennità di fine rapporto che Carrefour pagherà all’Amministratore Delegato uscente, Lars Olofsson, che all’assemblea del 18 giugno ha ottenuto ben il 49% di voti contrari.

Anche la Germania non è risultata esente dalla ventata di dissenso: all’ultima assemblea di Deutsche Bank, il 31 maggio scorso, oltre un quinto degli azionisti presenti ha seguito il fondo inglese Hermes e l’associazione di investitori tedesca VIP nel responsabilizzare il Consiglio di Sorveglianza del gigante bancario per i risultati conseguiti dalla passata gestione e per le carenze nella sostituzione del management. Un risultato decisamente rilevante, se si considera che l’esenzione dalle responsabilità dei consiglieri generalmente è approvata da quasi il 100% degli azionisti.

Ma è sempre dalla Francia che arriva una notizia destinata a rappresentare una pietra miliare nella governance europea: all’Assemblea di Air France – KLM del 31 maggio scorso, lo Stato francese (principale azionista con il 16,1%) ha votato contro l’eccessiva indennità di fine rapporto corrisposta all’ex-Direttore Generale Pierre-Henri Gourgeon, contribuendo così alla bocciatura della proposta con ben il 78,8% di voti contrari. Chissà se anche lo Stato italiano, che pure quest’anno ha fatto sentire alcune critiche ai livelli dei compensi delle partecipate, potrà prendere esempio ed avere il coraggio di bocciare politiche remunerative completamente slegate dai risultati (si vedano, ad esempio, i €9,5 milioni pagati all’ex-Presidente e AD di Finmeccanica quando ha lasciato le cariche dopo essere stato accusato di frode).

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