La partecipazione assembleare dei piccoli azionisti ed il fallimento del rappresentante designato

Posted on 21 maggio 2012

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Il 16 aprile scorso, l’associazione dei piccoli azionisti della Banca MPS ha emesso un comunicato stampa dal titolo “Il Monte dei Paschi ostacola la partecipazione assembleare dei Piccoli Azionisti?”. In breve, l’associazione Azione Banca MPS lamentava la scarsa informativa societaria riguardo alle modalità di partecipazione assembleare ed in particolare che “tutti gli sportelli del Gruppo ricevono migliaia di richieste di partecipazione assembleare, alle quali non vengono fornite risposte univoche e coerenti”. Insomma, nonostante la Banca avesse messo a disposizione un rappresentante designato gratuito, gli azionisti individuali (o retail) trovavano ancora notevoli ostacoli all’esercizio del diritto di voto.

Andando ad analizzare gli otto verbali assembleari che sono già stati pubblicati, si può effettivamente notare come l’istituzione del rappresentante designato abbia fallito nel suo nobile intento, che doveva rappresentare una svolta nella partecipazione del retail alle assemblee. Oltre 9.000 azionisti hanno votato alle 8 assemblee analizzate (ovviamente molti a più assemblee, per cui il numero include diverse dupliche), di cui 534 azionisti individuali. Ebbene, solo 14 azionisti privati sui 534 hanno fatto ricorso al rappresentante designato dalle società: in media meno di due azionisti per assemblea hanno usufruito del delegato gratuito.

Come si può spiegare un tale fallimento?

Sicuramente una risposta ci viene proprio dall’Azione BMPS: non solo i piccoli azionisti non erano evidentemente al corrente dell’opportunità offerta, ma gli stessi dipendenti allo sportello non riuscivano a fornire una risposta adeguata o univoca.

I primi dati delle assemblee del 2012, inoltre, sembrano confermare come la stessa situazione si riscontri in moltissime realtà.

Il problema vero, probabilmente, è che nessuno degli ostacoli reali al voto degli azionisti privati è stato di fatto eliminato:

  • Informazione: molto spesso (forse quasi sempre), l’azionista privato non è adeguatamente informato dell’esistenza del rappresentante designato, delle modalità di esercizio del diritto di voto e probabilmente neanche della convocazione dell’assemblea stessa e dell’ordine del giorno dettagliato;
  • Costo: spesso le banche applicano un costo per la produzione della certificazione, che può andare dai 5 ai 10 euro o anche a cifre notevolmente superiori, con un peso relativo ovviamente significativo sugli investimenti degli azionisti privati.

Ecco quindi facilmente spiegato perché il solo strumento del rappresentante designato sia risultato decisamente insufficiente allo scopo.

Una soluzione possibile, e facilmente realizzabile, potrebbe invece essere rappresentata proprio dalle associazioni dei piccoli azionisti, grazie a modifiche legislative che agevolino realmente queste figure. Attraverso l’associazionismo, infatti, tutta l’informazione potrebbe partire dall’associazione stessa verso gli azionisti, evitando così che questi debbano attivarsi individualmente su internet o presso le banche (che spesso, giustamente, non sono al corrente degli eventi). Tramite le associazioni, che dovrebbero comunque essere prive di ogni conflitto di interessi, sarebbe poi possibile offrire tutto il supporto professionale necessario per esercitare il proprio diritto di voto, ad un costo individuale decisamente ridotto.

D’altra parte, anche l’investitore istituzionale, che fa questo di professione, ha spesso la necessità di soggetti terzi che monitorino le fonti di informazione e lo avvisino dell’imminente assemblea. Il ruolo del proxy advisor, in fin dei conti, è anche questo: supportare l’investitore in tutto il processo di voto, dalla pubblicazione dell’avviso di comunicazione al voto in assemblea.

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